Note a Lo Specchio e il Mito e a Gli Spazi dell'Utopia
Il mio lavoro trae ispirazione dal genere letterario tipicamente settecentesco della Promenade picturale, critica d’arte illusionisticamente ambientata durante una passeggiata in uno spazio immaginario, un paesaggio dipinto, appunto.
Il viaggio nel quadro è il pretesto per inscenare uno “spettacolo totale” (Starobinski), avventura dello sguardo e del pensiero. Secondo una “metafisica delle arti”, è un calarsi nella dimensione del doppio, del simbolico, lebenswelt del critico-filosofo Diderot che percorre le marine di Claude Joseph Vernet, o ancora Grand o Petit Tour come peregrinazione lungo le tracce di un immaginario collettivo e di un’ arché comune.
Scandagliare le forme del simbolico, storiche e possibili, indagare la ragion d’essere della fotografia intesa come grande camera obscura orientata sul mondo e sul pensiero umano.
Nella mia ricerca Gli Spazi dell’Utopia ho ripercorso fotograficamente i progetti di architetture utopiche dei due architetti settecenteschi Etienne Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux .
Sulla scorta di un approccio analitico e narrativo all’immagine ereditato dalla fotografia ghirriana,
mi muovo tra “città invisibili” di cui rintraccio i segni nascosti, le cifre simboliche di un pensiero e di un sistema concettuale che si fa immagine e di qui materia, quello del razionalismo utopico in architettura . Sui libri d’arte, indago questo tempo mitico e ancestrale , e lo raccordo col tempo e con le cadenze del mio presente e del mio vissuto, lasciando che la luce del passato si cristallizzi e si depositi fondendosi con le penombre del presente, e che i fenomeni si stingano nell’orizzonte del mito e di qui traggano il loro senso profondo e il loro destino ultimo.
Amo che le immagini si generino spontaneamente sulla scia di segrete risonanze interne, sul filo di una narratività costruita per moduli, come tarocchi (penso al Calvino de Il Castello dei destini incrociati) che si dispongano in uno , in più e ancora in infiniti ordini e sequenze per rendere conto di una realtà umana fatta di segni in perenne mutazione....; tra queste molteplici narrazioni , in questo immenso geroglifico di memorie, ricerco una fotografia che indaghi se stessa e i suoi presupposti, come in una regressione ad una origine nascosta, ad un orizzonte comune da cui scaturiscano tutte le iconografie possibili e la possibilità stessa della Significazione.
Marco Campanini